“Piano sul pianeta (malgrado tutto, coraggio Francesco)”: Umane follie
Il manicomio S. Maria della Pietà a Roma diventa il set di un film documentario che esplora le dinamiche dell’umano in un percorso di scoperta e superamento delle classiche etichette.
Secondo capitolo di una trilogia sull’umano cominciata con “Je suis Simone (la condition ouvrière)”, “Piano sul pianeta” fotografa attraverso l’occhio discreto e i mezzi propri del documentario l’ex manicomio S.Maria della Pietà, alla periferia nord di Roma. Un’istantanea in bianco e nero che diventa subito metafora della vita e dei suoi topoi in un luogo che l’inquadratura stessa non esita a trasformare in non luogo.
Il regista Fabrizio Ferraro indaga, esplora e mette a nudo l’eterna commedia umana e prova a tracciare un percorso di riflessione in un viaggio che procede da fuori a dentro, da un ipotetico mondo ‘normale’ e rassicurante ad uno ‘anormale’, e per niente consolatore, che i bizzarri abitanti di quell’assurdo microcosmo si sono costruiti. Il cammino, indicato dallo sguardo straniante del protagonista (il Francesco del titolo), porta dritto al superamento di quell’ideale e labile confine tra sano e folle, interno ed esterno; oltrepassata la soglia cadono le categorizzzazioni, crollano le etichette, abdica il comune senso della ragione. Il viaggio descritto da Ferraro si materializza per immagini sempre più simili a quadri o nature morte, composizioni sapientemente orchestrate nello spazio di un’inquadratura capace di catturare la vita nel suo divenire (suoni in lontananza, rumori, parole sussurrate, urlate o cantate da una radio).
“Piano sul pianeta” non ha la pretesa di dare risposte definitive, il suo obiettivo sembra piuttosto quello di sollevare interrogativi; un’esplorazione stilistica e concettuale che ha la sua forza nella realtà restituita dalla cinepresa. Certo difficile da digerire dal grande pubblico.
