Jean-Marie Straub: la summa del cinema

martedì 23 novembre 2010

Cineteca Nazionale – Sala Trevi

vicolo del Puttarello, 25 – Roma

Jean-Marie Straub: la summa del cinema

O somma luce che tanto ti levi
da’ concetti mortali, a la mia mente
ripresta un poco di quel che parevi,
e fa la lingua mia tanto possente,
ch’una favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente;
ché, per tornare alquanto a mia memoria
e per sonare un poco in questi versi,
più si conceperà di tua vittoria.

(Dante, Paradiso Canto XXXIII)

 

 

 

Non cercatele le vacche nere nella cupa notte abissale ostante; hanno rubato e distrutto anche quelle. In questa tabula rasa, desertificazione scientificamente perpetrata del vivente, non solo dell’umano, Jean-Marie Straub continua con ostinazione ad “accendere fuochi” che illuminano e riscaldano chi li accosta. Inquadratura, suono, testo, montaggio “semplicemente” cinema, al suo potenziale più alto; luce somma, summa onesta di un’arte in cui “si cerca di trovare il punto di vista giusto (il più giusto), l’altezza giusta, la proporzione giusta tra cielo e terra, in modo da poter effettuare delle panoramiche senza dover cambiare la linea dell’orizzonte”. Per questo, e in questo, continuiamo e continueremo a proiettare i film di Jean-Marie Straub, nella loro interezza, nel continuo ritorno dell’irripetibile che rende sublime la vita su questo pianeta.

Rassegna a cura di Boudu e Fulvio Baglivi

ore 17.00

Trop Tot, Trop Tard

(Troppo presto, Troppo tardi, 1980)

Regia: Jean-Marie Straub, Danièle Huillet; testo: una lettera di Friedrich Engels a Karl Kautsky e un brano della postfazione di Luttes de classe en Egypte di Mahmoud Hussein; fotografia: William Lubtchansky, Caroline Champetier (in Francia), Robert Alazraki e Marguerite Perlado (in Egitto); suono: Louis Hochet, Manfred Blank; montaggio: J. M. Straub, D. Huillet; voci: D. Huillet (prima parte), Bhagat el Nadi (seconda parte); origine: Francia/Egitto; produzione: Straub/Huillet; riprese: due settimane in Francia (giugno 1980), tre settimane in Egitto (giugno 1980); durata: 100’

«Vengono mostrati molti teatri dell’oppressione, della ribellione, si ascoltano i rumori del presente, viene raccontata la storia di classe della Francia nei mesi che precedettero il 1789 con le parole di Friedrich Engels e una voce di donna (la mia!, in tedesco con accento francese, affinché esista un legame con i paesaggi e i nomi), e poi, da una voce d’uomo con accento arabo, la storia delle lotte contadine in Egitto e della liberazione dai colonizzatori occidentali, ma non dell’oppressione di classe nel proprio paese. Differenze tra tempo storico e tempo “eterno” (!), ciò che è uguale, ciò che è completamente diverso, dove lo spazio diviene tempo (ciò che appartiene alla storia, ma è anche l’“essenza” della cinematografia), fin dove si possa procedere nell’analisi con strumenti precisi come macchina da presa e nagra, che però non sono mai precisi abbastanza e tuttavia molto più precisi dei nostri sensi: anche questo deve trovare in qualche modo “espressione” in questo film» (Huillet).

Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna

 

ore 19.00

Corneille-Brecht

ou “Rome, l’unique objet de mon ressentiment!” (2009)

Regia: Jean-Marie Straub; collaborazione alla regia: Cornelia Geiser, Christophe Clavert, Jean-Claude Rousseau, Barbara Ulrich; testi: Othon Orazio di Pierre Corneille, Das Verhör des Lukullus (La condanna di Lucullo) di Berthold Brecht; fotografia: Christophe Clavert; suono: C. Clavert; montaggio: Jean-Marie Straub; interpreti: Cornelia Geiser; origine: Francia; produzione: Straub-Huillet; durata (complessiva): 80’ (versione A, B, C)

Due brevi brani da Orazio e da Othon di Corneille e un lungo estratto da Das Verhör des Lukullus di Bertold Brecht, una pièce radiofonica del 1939. Un regolamento di conti con Roma e una folgorante proposta di lavoro sul testo. Di questo film esistono tre versioni, montate in tre modi diversi. Vederle insieme consente di cogliere con maggior precisione ciò che si può ottenere rendendo un testo strano ed estraneo, vale a dire sottraendolo alla prossimità del familiare. Jean-Marie Straub ci consegna un supremo “Lehrstück” sul famoso “straniamento” brechtiano, con un’attrice franco-tedesca, Cornelia Geiser, che da sola è capace di interpretare tutte le voci di questa partitura.

Copia proveniente da Pierre Grise Productions (Paris); ingresso gratuito

v.o., sott. ingl.


ore 20.30

O Somma luce (2009)

Regia: Jean-Marie Straub; testo: Dante Alighieri Canto XXXIII del Paradiso VV. 67-145; fotografia: Renato Berta; suono: Juan-Pierre Duret; montaggio: Jean-Marie Straub; interpreti: Giorgio Passerone; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Martine Marignac, Pierre Grise Productions; durata: 18’ (due versioni)

«La fine del paradiso terrestre» (Straub).

Copia proveniente da Pierre Grise Productions (Paris); ingresso gratuito

Annunci

One thought on “Jean-Marie Straub: la summa del cinema

  1. non posso esserci fisicamente,ma la mia vicinanza è sensoriale,spirituale.AVANTI Boudu.
    Magnifica l’intervista pubblicata oggi dal manifesto a J-M-Straub,di alta cultura.Guardare non è vedere,per vedere ci vuole tempo e noi ne abbiamo. grazie e avanti tutta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...