rassegna stampa Piano sul Pianeta


Per comprendere l’opera di Fabrizio Ferraro e del suo Gruppo Amatoriale bisogna fare un passo indietro, uno in avanti. Piano sul Pianeta non è esperienza isolata, è il secondo film di una trilogia di cui faceva già parte Je suis Simone (la condition ouvrieve), premiato al Torino Film Festival, che attraverso l’esperienza di Simone Weil esplorava l’isola dove un tempo era situata la fabbrica della Renault, oggi cantiere di un futuro quartiere residenziale. Mappatura di un paesaggio, analisi di una condizione, battendo la via del documentario, accendendo nuove luce su un cinema fuori dal coro. Piano sul Pianeta si sposta nel Manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma, Simone è Francesco, sorta di Virgilio che accompagna lo spettatore dentro un animale strano, girato in bianco e nero e scandito da inquadrature lunghissime. Dedicato a Robert Flaherty, ad un’idea di cinema partecipativo e necessario, che attraverso l’anti-narrazione racconta di una delle tante prigioni (esistenziali e rappresentative) in cui l’uomo rinchiude se stesso. Condizione umana e artistica, parte di un ragionamento volto alla creazione di nuovi modelli. L’avanguardia rompe per ricostruire ed è sempre un passo avanti.

Cristina Borsatti

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