Su Boudu

Catalizzatore. Boudu vuole essere propriamente un elemento, un reagente capace di mettere in trasmissione energie, soggetti, idee, azioni, gruppi, oggetti non rassegnati all’esistente. Questi, una volta messi in contatto tra loro, possono, anzi devono, diventare altro. Possono produrre un’altra storia, un altro oggetto, anch’esso pronto a reagire con altro.

La produzione di punti di vista differenti, ma ugualmente non rassegnati alle panoramiche del capitale, è uno dei modi attraverso i quali si reagisce, anzi, si è reagenti.

Dietro lo shine della frammentazione e della solitudine, che ci vela la vista e tende a negarci la possibilità di produrre la nostra soggettività, noi sentiamo, forte, la necessità di armarci.

Picconi, stadie, teodoliti, cacciaviti, chiodi, tecnigrafi, pale, corde, trattori, scavatrici, gru. Ci armiamo degli strumenti per vedere, per costruire un nostro punto di vista. La visione è una produzione, è la realizzazione di una architettura, il risultato di un lavoro. Decidere come, dove e cosa vedere significa schierarsi, far parte di una parte, di un’idea.

Boudu, vive la sua vita con intensa leggerezza, e la vive tutta intera, senza risparmio. Nella costruzione di un’idea, di un punto di vista, si mette in gioco l’intera vita e l’insieme delle possibilità che la posizione assunta in quel dato momento ci offre. IO-SONO-ORA-SEMPRE-TUTTO

Dal cinema come esempio, verso ogni campo possibile dell’esperienza e quindi del dominio. La costruzione di idee e materia per essere reagenti, tramiti di e per.

Lavorare per tentare una produzione di punti di vista. Vedere. Vedere che forse “non c’è niente da vedere” quando invece c’è un morto in strada.

Produrre per togliere, per suonare in levare. Reagire. Organizzare un coro della visione.

Non vogliamo specializzarci in nulla perché IO-SONO-ORA-SEMPRE-TUTTO e vogliamo imparare a sentire tutto l’onere e tutta la forza di questo stato. Liberazione dai ruoli, dalle discipline, dalla catena di montaggio delle idee.

L’idea che il gruppo denominatosi Boudu vuole praticare è quella di essere sempre in apertura, accogliendo facendosi accogliere, tentando di riflettere sui “fondamenti” del nostro stare al mondo. Il pensiero è propriamente un fare e quindi riflettere sul tempo, lo spazio, il confine, le im-possibilità dei soggetti di espandersi al di là di se stessi, questa riflessione è il fare che ci assegniamo. Mappare il mondo, ri-vederlo, segnarlo significa rivolgerlo, ricostruirlo. Ecco gli architetti, gli agronomi.

Questa edificazione, però, è di una foggia affatto strana, perché il sospetto, l’esperienza che già noi stiamo vivendo, è quella di un possibile esaurimento del paradigma teologico-idealista, e della conseguente inutilità della ricerca di un fondamento-verità dal quale ripartire per ricostruire un’potesi di mondo.

La materia è l’unica presenza, l’unica certezza dalla quale ripartire: IO-SONO-ORA-SEMPRE-TUTTO

L’istituzione del mondo, costruzione del tutto ideologica, ci impone, da sempre, la messa in questione di tutti quegli strumenti e di tutti i sensi che concorrono all’edificazione del nostro abitare, del nostro stare. Questa è la posta in palio sulla quale Boudu vuole mettere le mani: i livelli politici che sono oggi in gioco riguardano precisamente l’ordine e la forma del nostro stare al mondo, la qualità e la possibilità del sentire, del vedere, del patire, dell’amare, del respirare,del gridare,del “pazziare”. Il nostro agire politico deve passare necessariamente per la riconsiderazione delle categorie che ci permettono di vivere qui e ora. “L’istituzione immaginaria della società” al tempo stesso ci obbliga e ci consente di modificare la materialità di questo immaginario: organizzare, costruire molecolarmente il tessuto delle relazioni e delle conseguenti reazioni, fare esperienza di una storia possibile, riposizionare i nostri punti di vista. Boudu prova a stazionare in questa “materialissima” congerie di luoghi e problemi, cercando di dotarsi di strumenti che siano, ad un tempo, interpretativi e di lotta, muovendosi sempre come dis-ordinati reagenti.

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One thought on “Su Boudu

  1. Pingback: 2010 in review « boudu*

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